Codice esenzione RCG150
Gruppo eterogeneo di malattie causate da una proliferazione degli istiociti, cellule del sistema immunitario che infiltrano gli organi e si accumulano a livello di diversi tessuti, compromettendone la funzione o comprimendo organi adiacenti. La patologia più importante appartenente a questo gruppo è l’istiocitosi a cellule di Langerhans.
EPIDEMIOLOGIA. L’incidenza stimata dell’istiocitosi a cellule di Langerhans è di 1-2 casi su 1.000.000 di abitanti nella popolazione adulta e di 3-5 casi su 1.000.000 di abitanti in quella pediatrica. Questa patologia è più frequente nei bambini di 1-3 anni.
EZIOLOGIA. Essendo le cellule di Langerhans cellule dendritiche di derivazione mieloide, l’istiocitosi a cellule di Langerhans è stata recentemente classificata come un tumore benigno della linea mieloide, la cui mutazione più frequente è a carico di BRAF V600E.
CLINICA. La patologia può avere un coinvolgimento di un singolo organo (in modo unifocale o multifocale) o un coinvolgimento multisistemico. Il coinvolgimento unifocale o multifocale di un singolo organo (più comune negli adulti) si presenta più frequentemente come istiocitosi polmonare isolata o granuloma eosinofilo. Il coinvolgimento polmonare può causare dispnea, tosse, dolore toracico e pneumotorace spontaneo. Il granuloma eosinofilo, invece, è caratterizzato da lesioni litiche che coinvolgono principalmente le ossa, responsabili di dolore, tumefazione e impotenza funzionale. In circa il 50% dei pazienti (soprattutto nei bambini di età compresa tra 1 e 3 anni) la malattia è multisistemica, interessante cioè due o più organi. Il coinvolgimento dei cosiddetti “organi a rischio” (fegato, milza e sistema emopoietico) è associato ad una prognosi peggiore. Le ossa e la cute sono gli organi maggiormente coinvolti, rispettivamente per l’80% e il 33%. Il diabete insipido secondario a coinvolgimento ipofisario (25% dei casi) è la manifestazione iniziale più comune. Possono essere colpiti anche linfonodi, gengive, denti, orecchio, occhio e sistema nervoso centrale. I sintomi, pertanto, possono essere molto vari. Il coinvolgimento osseo si manifesta con lesioni litiche in grado di determinare (nel caso in cui interessino la base cranica o le ossa maxillo-facciali) ipopituitarismo, diabete insipido, proptosi, deficit dei nervi cranici, perdita dei denti. Il coinvolgimento cutaneo si manifesta attraverso rash eritematosi o lesioni papulari. L’interessamento epatico può comportare epatomegalia, lesioni cistiche o pseudotumorali, innalzamento degli enzimi epatici, colangite sclerosante e disfunzione epatica, fino all’eventuale necessità di trapianto. Il coinvolgimento del sistema nervoso centrale può esordire con diabete insipido, atassia o deficit cognitivi. Altri sintomi comprendono linfoadenopatie, febbre, calo ponderale, ipertrofia gengivale.
DIAGNOSI. La diagnosi si può servire di indagini radiologiche (RX, TC), ma il gold standard è rappresentato dalla conferma istologica mediante biopsia di un tessuto coinvolto.
TERAPIA. La terapia varia in base al coinvolgimento di uno o più organi. Di solito nelle forme unifocali o multifocali si utilizzano corticosteroidi e altri farmaci immunosopressori, come il metotrexate. In caso di coinvolgimento multisistemico e in situazioni particolari, (come in caso di lesioni della base cranica) si ricorre anche all’utilizzo della chemioterapia. In caso di coinvolgimento osseo ci si avvale anche di curettage della lesione, raramente di radioterapia e, ove possibile, di chirurgia locale. In caso di mancata risposta al trattamento chemioterapico i pazienti possono essere sottoposti a trapianto di cellule staminali emopoietiche o, in caso di mutazioni di BRAFV600E, a terapia con Vemurafenib.
PROGNOSI. I pazienti possono essere suddivisi in pazienti a basso rischio (malattia unifocale o multifocale e malattia multisistemica senza coinvolgimento di organi a rischio) e pazienti ad alto rischio (malattia multisistemica con coinvolgimento di organi a rischio o delle ossa della base cranica). Morbilità e mortalità sono aumentate nei pazienti ad alto rischio. Nella maggior parte dei casi si assiste ad una cronicizzazione o ad una progressione della malattia. I pazienti con malattia multisistemica hanno il 70% di possibilità di andare incontro a sequele tardive e invalidità cronica: problemi neurologici (per compressione midollare o coinvolgimento del sistema nervoso centrale), ortopedici, polmonari (compromissione della funzionalità respiratoria), epatici (colangiti), odontoiatrici (perdita dei denti). Nel caso in cui la patologia sia presente dall’infanzia possono esserci ritardi nella crescita, deficit cognitivi o perdita dell’udito.
